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ansia e attacchi di panico crescita personale

Emergenza Coronavirus: come Gestire Ansia, Paura e Stress?

il Coronavirus, come gli altri virus che hanno messo in crisi il sistema immunitario degli esseri umani generando pandemie importanti nel corso della nostra breve storia, in questi giorni sta contagiando molti di noi non solo a livello biologico ma anche a livello psicologico, favorendo lo sviluppo di ansia e per chi è più fragile di attacchi di panico.

Per tutti noi è comunque una situazione che genera molto stress che non è facile da gestire.

Il Governo sta adottando tutte le precauzioni necessarie al contenimento del contagio biologico, ma quale tipo di contagio rischia di avvenire a livello psicologico e quali ripercussioni possono avere lo stato di paura e di ansia legati al diffondersi del coronavirus sul nostro equilibrio personale, sul nostro sistema immunitario?

Immunità Psicologica

Incontrando in questi giorni a studio o in videoconferenza le persone che abitualmente soffrono di problemi legati all’ansia ed hanno quindi una grande esperienza di convivenza forzata con la stessa, ho notato che queste persone, che si attivano in tutti i modi possibili anche se non sempre efficacemente nel cercare di gestire l’ansia nella quotidianità e nel tentativo di prevenire l’insorgere di attacchi di panico , hanno sviluppato una sorta di immunità agli effetti psicologici del virus: sembrano in qualche modo essersi ‘abituate’ a convivere con l’ansia, che è divenuta nel tempo a tutti gli effetti parte integrante del loro modo di essere e stanno quindi subendo meno di altre persone gli effetti psicologici legati alla paura e all’ansia da coronavirus.

Paradossalmente quindi può essere in alcuni casi terapeutico vedere attorno a sé molte persone che manifestano esplicitamente un livello elevato di ansia, può fare sentire le persone ansiose ‘più competenti‘ e meno ‘diverse’ ed innescare un processo di consapevolezza ed autoregolazione positivo facilitando lo sviluppo di benessere.

Per chi non ha lo stesso tipo di esperienza quotidiana nella gestione dell’ansia invece, la pressione psicologica legata ad una situazione di emergenza, rischia di irrompere in modo aggressivo nella quotidianità e generare effetti di malessere psicologico, di stress difficili da gestire e da arginare, soprattutto quando la situazione di emergenza perdura per periodi prolungati di tempo.

Stato di emergenza: quali effetti nel breve termine?

le neuroscienze, che rappresentano l’ultima frontiera nello studio di come funzioniamo a livello psiconeuroendocrinoimmunologico , ci aiutano a comprendere meglio come uno stato di emergenza può influenzare il nostro equilibrio personale nella quotidianità e quali effetti può avere nel breve termine sul nostro organismo a livello psicologico, fisiologico, ormonale.

una prima reazione del nostro organismo ad un evento che viene percepito come minaccioso attiva in noi una serie di modificazioni importanti, che puoi provare a riconoscere / osservare:

> aumento del battito cardiaco / della frequenza del respiro

il cuore batte con maggiore frequenza, per garantire l’approvvigionamento di ossigeno ai muscoli attraverso il sangue. Sei pronto all’azione, pronto a reagire agli eventi

> nausea / giramenti di testa / malessere di stomaco

il sistema digestivo si blocca: le energie vengono dirottate al sistema muscolo scheletrico per garantirne la massima efficenza

> necessità di evacuare / svuotare la vescica

l’organismo si libera dei liquidi in eccesso, per essere più leggero e pronto. Potresti notare un’aumento della frequenza di queste esigenze fisiologiche.

> alterazione del ritmo sonno / veglia

nel breve termine, potresti notare un minor bisogno di riposo, una maggiore sensibilità ai rumori, un sonno più leggero ed avere dei risvegli notturni o vederne aumentare la frequenza e l’intensità

questi sono alcuni dei cambiamenti più facilmente percepibili. Nell’immediato questi cambiamenti possono essere funzionali per attivare le risorse necessarie a gestire una situazione di pericolo, di emergenza o presunta tale, ma se tale alterazione perdura troppo a lungo nel tempo potrebbero cronicizzarsi e generare effetti di malessere e compromettere it tuo equilibrio personale.

Quando ti trovi a gestire uno stato di emergenza sono le parti più antiche del cervello ad attivarsi: quelle che costituiscono il nostro cervello rettiliano.
E’ grazie agli studi di Paul Mac Lean , che risalgono agli anni ’80 , che abbiamo appreso quali sono le funzioni che caratterizzano questa stratificazione del nostro cervello. Si tratta di funzioni legate alla sopravvivenza , che regolano le reazioni di attacco o di fuga.

Quali effetti può avere uno stato di emergenza nel lungo termine?

trattandosi di una situazione di stress , il nostro organismo è in grado di fronteggiarla efficacemente solo per un periodo breve che tecnicamente si definisce fase di resistenza.
Per gestire questa fase il tuo organismo sta attingendo a tutte le risorse disponibili, è naturale prevedere che seguirà una fase di esaurimento delle risorse e di bisogno di recupero.

Permanere per troppo tempo in una fase di resistenza rischia di indebolire o compromettere il funzionamento del sistema immunitario e ti rende maggiormente vulnerabile alle minacce esterne

Come puoi proteggere il tuo equilibrio personale in questa situazione di emergenza?

se percepisci uno o più segnali tra quelli indicati, puoi provare a gestire attivamente l’ansia e lo stress attraverso tecniche per il rilassamento psicofisico centrate sulla respirazione e sul grounding (in questo articolo trovi una strategia in 4 step con le indicazioni da seguire).

Una volta ricreato uno stato di rilassamento psicofisico, puoi provare a riequilibrare il funzionamento del cervello: il cervello rettiliano può lasciare gestire la situazione alle altre stratificazioni più recenti rappresentate dal sistema limbico e dal neocortex che si diramano in entrambi gli emisferi, come vedi rappresentato nella figura che riporto di seguito:

Utilizzando questa mappa e le azioni chiave riportate di seguito, puoi provare ad attingere al potenziale Whole Brain (cervello globale) per ristabilire un equilibrio interiore:

Area Verde – Limbico SX

quest’area del cervello si attiva quando viene soddisfatta l’esigenza di sicurezza / controllo

azione: verifica i dati relativi alla gestione dell’emergenza coronavirus in Cina. Il governo cinese, attuando strategie di controllo molto restrittive è riuscito ad arginare il contagio e gli ospedali stanno rilasciando i pazienti che fino ad oggi sono stati tenuti in quarantena. Gli strumenti di monitoraggio che abbiamo a disposizione oggi e l’analisi dei dati svolta quotidianamente dalla Protezione Civile e dai membri del comitato scientifico istituito dal Governo ci danno delle precise stime di quanto potrà durare nel nostro paese. La situazione è sotto controllo.
Anche generare e seguire delle routine di cura della tua abitazione, dei tuoi spazi, delle piante può aiutare nell’attivare le funzioni di quest’area

Area blu – Neo Cortex SX

quest’area del cervello si attiva quando viene soddisfatta l’esigenza di precisione e concretezza.

azione: riduci all’essenziale la ricerca di informazioni riguardanti la crisi in atto, attraverso i programmi TV e internet, scegli un’unica fonte attendibile da seguire una sola volta al giorno es.: Governo ,  Ministero della Salute , Istituto Superiore di Sanità.

Area gialla – Neocortex DX

quest’area del cervello si attiva quando viene soddisfatta l’esigenza di sperimentare

azione: sperimentare significa innanzitutto visualizzare te stesso in un arco temporale ampio. Prenditi del tempo e utilizza la tua mente per per visualizzarti nel periodo successivo all’emergenza, quando potrai tornare alla routine. Se fossi già in quella fase di ripresa e potessi guardarti indietro, chiediti: cosa avresti potuto fare di importante per prepararmi nel migliore dei modi? Cosa avrei potuto iniziare a fare in modo diverso? Cosa avrei potuto smettere di fare?

Il tempo che hai a disposizione durante la gestione dell’emergenza è una risorsa molto preziosa da poter utilizzare nel migliore dei modi. Buona sperimentazione!

Area rossa – Limbico DX

quest’area del cervello si attiva quando viene soddisfatta l’esigenza di relazione

azione: prenditi cura delle relazioni personali, che rappresentano una risorsa importante e necessaria per riequilibrare le energie personali. Ricerca con regolarità momenti di contatto telefonico / videochiamata con i familiari / gli amici e prova a centrarti sulla loro esperienza, offrire loro il tuo sostegno.
Ascoltare, comprendere / Aiutare gli altri ti ricarica di energie positive, piacevoli. In questo articolo alcuni spunti di riflessione / proposte per prendersi cura della relazione con i figli


Se ti interessa approfondire attraverso una formazione dedicata le competenze e lo sviluppo del potenziale delle 4 aree definite dal modello Whole Brain di Ned Herrmann, contattami

Buona gestione attiva dell’emergenza!


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genitori e figli

Emergenza Coronavirus: un’Opportunità per prendersi Cura della Relazione Genitore – Figlio

dopo i primi momenti legati alla necessità di gestire in famiglia l’ansia legata all’emergenza coronavirus, la necessità di riorganizzare le nostre risorse personali, lavorative, familiari diventa un aspetto centrale nella quotidianità.

All’improvviso ti ritrovi ad avere molto tempo da condividere con i tuoi figli. In molti casi anche lo spazio e le risorse a disposizione in casa vanno gestiti con attenzione se vogliamo che questa convivenza risulti essere un’esperienza piacevole per entrambi!

Se riesci a creare le condizioni per farlo (clima facilitante), può essere un’opportunità per:

  • dare voce alle parole non dette , quello che avresti voluto sempre dire ai tuoi figli ma non hai ancora trovato l’opportunità per farlo
  • verificare quanto sei in grado di creare la ‘giusta distanza‘ che ti consente di fare percepire loro la tua presenza evitando di risultare troppo vicino troppo lontano
  • facilitare lo sviluppo delle competenze di risoluzione dei problemi (problem solving) dei tuoi figli
  • verificare quali diverse possibilità /competenze puoi sviluppare per gestire efficacemente i conflitti con i figli
  • creare / sperimentare nuove regole , verificare quanto funzionano quelle già condivise
  • con i figli più piccoli : sviluppare nuove competenze per gestire capricci / conflitti
  • con i figli più grandi : verificare quali progetti per il futuro hanno i tuoi figli, quale idea si stanno facendo riguardo alla prospettiva di costruire una propria indipendenza economica

Per avere maggiori informazioni, iscriverti al percorso formativo ‘Genitori Facilitanti’ o confermare la tua presenza ad un workshop in programmazione:

Oppure usa il form dei contatti

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genitori e figli

Genitore e Figlio: qual è la giusta distanza?

Genitore e Figlio: qual è la giusta distanza che ci consente di fare percepire loro la nostra presenza evitando di risultare troppo vicini o troppo lontani?

Voglio proporti una storia per esplorare assieme questo tema: il dilemma dei porcospini di Scopenhauer, lo conosci?

genitore e figlio dilemma dei porcospini di Scopenhauer

Alcuni porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini, vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di riscaldarsi li portò nuovamente a stare insieme, si ripeté quell’altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro fra due mali. finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione.

E’ una metafora che ci aiuta a riflettere sui rischi legati ad uno stile genitoriale inefficace:

uno stile genitoriale iperprotettivo o al contrario ipoprotettivo rischiano di generare malessere nella relazione genitore e figlio.

Lo stile iperprotettivo, che vede il genitore proteggere troppo il figlio, preparare , pre-elaborare l’esperienza, rischia di precludere a nostro figlio quelle esperienze necessarie per crescere bene.

Le esperienze attraverso le quali potrà apprendere come sviluppare le competenze necessarie a nutrire adeguatamente la propria autostima, quali ad esempio il pensiero critico, la capacità di risolvere problemi, di prendere decisioni, di gestire i conflitti.

Al contrario, uno stile genitoriale ipoprotettivo, caratterizzato da una mancanza o dall’assenza di facilitazione, rischia di portare i nostri figli a sviluppare un senso di inadeguatezza e di insicurezza, che si troverà in qualche modo a dover colmare in futuro.

Lo stile facilitante, ci orienta nel cercare nelle diverse situazioni quel giusto equilibrio che ci consente di essere di aiuto quando è necessario offrire loro il nostro sostegno e di confrontarci con loro quando sentiamo il bisogno di richiedere loro un cambiamento.

I porcospini di Schopenhauer è un’attività che ho creato per aiutare i genitori a riconoscere quali sono i diversi comportamenti che rischiano di generare malessere nella relazione genitore figlio, quei comportamenti che molti di noi hanno appreso dalle tradizioni e che è importante ridurre o eliminare e sostituire con altri maggiormente efficaci. E’ parte integrante del percorso formativo ‘Genitori Facilitanti’, vieni a provarla anche tu!


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genitori e figli

Genitori e Regole che funzionano

A proposito di regole, quanto spesso ti capita di:

  • verificare che tuo/a figlio/a non rispetta le regole?
  • arrabbiarti e di rischiare di perdere il controllo quando vedi che tuo/a figlio/a non rispetta le regole?
  • dispiacerti e rischiare di rinunciare a farle rispettare perché “tanto non c’è verso che vengano rispettate”?
  • domandarti come fare per creare delle regola che funzionano?

Generare delle regole che funzionano e vengono rispettate è una sfida genitoriale importante, in questo articolo proverò ad accompagnarti nel verificare alcune criticità che riguardano la generazione di regole efficaci ed esplorare alcune delle possibili soluzioni.

Condividerò alcuni spunti di riflessione su ciò che ho appreso dalla mia esperienza personale come figlio e come padre e dalla mia esperienza professionale di psicoterapeuta della famiglia e specialista nella formazione per genitori.

perché sono importanti le regole?

per poter generare regole che funzionano è importante innanzitutto verificare da dove nasce la tua esigenza di genitore di avere delle regole che vengano rispettate.

Credo che, l’importanza delle regole possa essere legata in particolare a 2 esigenze principali, che attraverso le regole cerchi di soddisfare:

  • garantire la sicurezza per tuo/a figlio/a
  • tramettere a tuo figlio/a dei valori personali / familiari per te importanti

regole efficaci: quali vantaggi?

Se seguite, le regole consentono a te genitore di sperimentare un senso di sicurezza legato alla consapevolezza che tuo/a figlio/a grazie ad esse saprà evitare situazioni minacciose o pericolose per se stesso/a e per gli altri.

Sulla base di questa sicurezza seguire delle regole consentirà a tuo/a figlio/a di vivere pienamente le proprie esperienze nella piena libertà di apprendere perché percepirà grazie ad esse la tua presenza nello sfondo, una ‘base sicura‘ alla quale fare riferimento quando necessario.
E sviluppare il proprio senso di responsabilità personale, che svilupperà gradualmente fino a raggiungere l’età adulta e la piena autonomia ed indipendenza.

Sarà in grado inoltre a sua volta di creare delle sue stesse regole personali / familiari e calibrarle efficacemente in relazione a ciò che apprenderà dall’esperienza di adulto e di genitore a sua volta, se deciderà di diventarlo.

come generare delle regole che funzionano

una volta verificato il perché le regole sono importanti, credo che lavorare sul ‘come’ farle funzionare possa fare davvero la differenza.

la parola chiave che voglio suggerire per procedere in questa esplorazione sull’efficacia delle regole è ‘negoziare‘.

Come genitore hai diverse opportunità di ottenere che le regole che proponi vengano rispettate.

Una delle quali è l’utilizzo del potere,

che risuona come:

“si fa come dico io”, “sono io che decido” “ti dico io come fare”

e spesso porta con se, nelle situazioni in cui provi della rabbia o sei infastidito/a dal comportamento di tuo figlio/a:

punto e basta! capito?“se non la smetti / allora” “la vuoi smettere di.. ?” “è possibile che non..” ecc.


Come ho già descritto in questo altro articolo, utilizzare o tentare di utilizzare il potere / il controllo con tuo/a figlio/a rischia di portare a conseguenze spiacevoli ed alimentare una sensazione di disagio all’interno della relazione genitore – figlio

Tuo figlio infatti, può:

  • accettare di sottostare al tuo potere di genitore
  • oppure tentare di resistere in tutti i modi possibili cercando di comunicartelo con diverse modalità: capricci, rabbia, tristezza, fuga, isolamento

quando inizi tu ad utilizzare il potere per imporre una regola, probabilmente tuo figlio cercherà di utilizzare il suo potere per importi una sua esigenza.

Risultato? Ne potrebbe nascere un vero e proprio braccio di ferro tra genitore e figlio!

genitori e regole

Un escalation di tentativi di utilizzo del potere che rischia di vedere uscirne un unico vincitore e un perdente :

  • fomentare i conflitto,
  • generare problemi / incomprensioni nella relazione genitore – figlio
  • alimentare abitudini relazionali che nel lungo termine mettono in crisi la relazione
  • promuovere lo sviluppo di queste stesse modalità nella gestione dei conflitti che tuo figlio /a gestirà con i suoi pari

negoziare regole che funzionano

ritornando alla negoziazione, ebbene sì è questa l’alternativa che ti propongo: regole negoziate. Nella mia esperienza sono le uniche che funzionano, nel breve, medio, lungo termine.

Dirai: sembra più faticoso negoziare, ci vuole troppo tempo.

Capisco bene queste preoccupazioni ma ho verificato che, una volta appreso un metodo per generare delle regole efficaci basato sulla negoziazione, e fatta un po’ di palestra nello sperimentare attivamente come funziona, la maggior parte dei genitori riesce a fare funzionare questo tipo di regole che facilitano lo sviluppo di benessere e qualità nella relazione genitore – figlio.

Negoziare significa:

  • generare assieme a tuo figlio/a le regole,
  • verificare che siano centrate sulle sue e sulle tue esigenze
  • sperimentare attivamente diverse regole alternative possibili
  • mantenere quelle che funzionano
  • eliminare quelle ce non funzionano

un vero e proprio piano di sviluppo per gestire al meglio la relazione genitore – figlio, che potrà portarti in breve tempo ad investire meno tempo nella gestione di problemi / conflitti e ad avere più tempo da dedicare al piacere di essere genitore


se come genitore ti senti incuriosito, interessato a questi temi e desideri esplorarli maggiormente con la facilitazione di un esperto e attraverso il confronto attivo con altri genitori questo percorso può fare al caso tuo!

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genitori e figli

Capricci e Conflitti… come gestirli?

mi capita spesso di incontrare dei genitori per strada, al parco, fuori dalla scuola, in altri contesti e sentirli comunicare con i propri figli (spesso gridando / con un tono della voce alto e un espressione del volto / corporea minacciosa), nel tentativo di gestire i ‘capricci‘, frasi come:

“ é tutto il pomeriggio che fai i capricci.. ”  

“ guarda che se non la smetti di fare i capricci.. “

“ hai visto come si comporta bene il tuo amico / la tua amica? non fa’ mica i capricci come te! “

“ smettila subito con questi capricci inutili! “

“ … devi per forza fare tutti questi capricci?”

“…”

Hai mai riflettuto sul fatto che questo concetto: ‘fare i capricci‘ viene utilizzato esclusivamente dai genitori nel comunicare con i propri figli?
o quando parlano di loro con altri genitori / insegnanti / adulti?

Cos’é realmente un ‘capriccio’?

E’ un insieme di comportamenti che tuo/a figlio/a sta mettendo in atto in una specifica situazione per esprimere e cercare di realizzare una propria esigenza / un proprio bisogno insoddisfatto

Quando ti arriva questo tipo di richiesta, probabilmente quello che accade è che il bisogno che tuo figlio cerca di soddisfare entra in conflitto con un tuo bisogno in quella specifica situazione. Come gestisci questo tipo di situazione?

Come gestire i ‘capricci’?

A volte l’unica soluzione che trovi per risolvere ‘capricci’ / conflitti é quella di utilizzare il potere / agire in modo autoritario? vediamone alcuni esempi:

“ ora facciamo come dico io! smettila subito!! capito?

“vai nella tua stanza e non uscire fino a quando non te lo dico io

“.. venerdì te lo scordi che ti porto al parco con i tuoi amici! ”

” adesso mi hai proprio stancato/a, andiamo subito a casa..

“conto fino a 5.. e se non la smetti allora… “


oppure in modo permissivo? ovvero quello che ti porta a lasciare che sia tuo figlio a ’vincere’, ti porta a ‘lasciar perdere’ , ‘abbassare la guardia’ …

genitore sopraffatto

“ e va bene, hai vinto tu! basta che la smetti!”

“ alla fine la spunti sempre, mi hai sfinito! facciamo come vuoi tu… “

” sei cocciuto/a come un / una.. non so più cosa fare con te

Se ti riconosci in una o entrambe queste modalità di gestione del ‘capriccio’ / conflitto, probabilmente converrai con me che non è piacevole utilizzarle e che spesso non portano i risultati desiderati, anzi spesso generano una spiacevole distanza tra te e lui/lei + emozioni negative per te / entrambi

c’è il rischio inoltre che tuo/a figlio/a apprenda da te come utilizzare questi metodi tradizionali per risolvere i conflitti con i suoi pari, ottenendo gli stessi risultati.

Come uscirne?

un altro modo per uscirne c’è: utilizzare le competenze di Confronto e Gestione dei Conflitti per generare assieme a tuo figlio/a una soluzione condivisa che consenta di uscire entrambi dal conflitto come vincenti.

sviluppare queste competenze non è sempre facile, necessita di una buona dose di:

consapevolezza + pratica quotidiana

Riporto di seguito un esercizio che ti aiuta a verificare quanto potresti averne bisogno:

_________________________

Esercizio sulla gestione dei capricci

Autoconsapevolezza

  • Quanto spesso utilizzi nel tuo vocabolario la parola ‘capricci’ comunicando con tuo figlio / i tuoi figli?
  • E parlando con altri del loro comportamento?
  • A quali comportamenti / situazioni specifiche fai riferimento?
    (Cosa fa , cosa dice in quella situazione tuo figlio)
  • Quali strategie utilizzi per gestire i capricci’ / conflitti?
  • Quanto sono efficaci?

Piano d’Azione

  1. prova a sostituire il tuo abituale modo di gestire il conflitto invitando tuo figlio/a ad identificare e sperimentare attivamente delle soluzioni che vadano incontro alle esigenze di entrambi
  2. verifica assieme a lui/lei quanto è più efficace la nuova soluzione applicata
  3. continua a sperimentare in questa direzione!

buona gestione del capriccio / risoluzione del conflitto!


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genitori e figli

Genitori e Clima Facilitante

Quanto spesso ci accorgiamo che con i nostri figli c’è qualcosa che non va?

In alcune situazioni le nostre buone intenzioni non sono sufficienti per creare quel clima piacevole nella relazione con loro che tanto desideriamo.

Il ‘clima facilitante‘ può essere descritto come quel modo di essere in relazione con i nostri figli all’interno del quale la relazione funziona bene.

Quando siamo in grado di ricreare questo tipo di clima assieme ai nostri figli:

  • proviamo piacere nell’ascoltarli e loro nell’essere ascoltati da noi
  • riusciamo a proporci come ‘consulenti’ nell’offrire loro un aiuto, cercare una soluzione ad un problema e loro ci accettano con questo ruolo; entrambi siamo soddisfatti da questo scambio
  • troviamo assieme a loro un modo per rendere piacevole per entrambi il tempo condiviso
  • le regole condivise funzionano, non abbiamo bisogno di fare fatica per farle rispettare, rischiando di utilizzare il potere all’interno della relazione
  • siamo in grado di orientare incomprensioni, i conflitti, difficoltà nella relazione con loro verso una completa risoluzione

come ci comportiamo quando le cose non funzionano?

Non é scontato per un genitore avere questo tipo di consapevolezza.
A volte diamo per scontato che tutto debba andare per il verso giusto e rischiamo di agire istintivamente una serie di comportamenti autoritari o al contrario permissivi che a nostra volta abbiamo appreso ‘tradizionalmente’ dalla nostra famiglia o dalle persone di riferimento per noi maggiormente significative

Questi comportamenti non sempre sono funzionali, non ci aiutano a riportare il clima della relazione in un’area di benessere e rispetto reciproco (clima facilitante).

Quando facciamo fatica a gestire la rabbia ad esempio, rischiamo di agirla con un comportamento di tipo autoritario del tipo “si fa come dico io”:

  • ci arrabbiamo con loro

Rischiamo di ferirli e a volte mostrare loro il nostro dispiacere non è sufficiente.

Altre volte rischiamo di agire in modo permissivo del tipo “hai vinto tu”:

  • lasciamo decidere a loro
  • rinunciamo a gestire la situazione perché sentiamo la fatica o non ci sentiamo in grado di influenzare il loro comportamento in alcun modo

Rischiamo di vivere un senso di frustrazione, reprimere la nostra rabbia.

Non sempre abbiamo la prontezza, gli strumenti, la sensibilità per accorgerci in una determinata situazione che il clima relazionale sta deteriorandosi e il malessere rischia di prendere il sopravvento.

“Dite: è faticoso frequentare i bambini. Avete ragione. 
Poi aggiungete: perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli. Ora avete torto. 
Non è questo che più stanca. È piuttosto il fatto di essere obbligati ad innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti. 
Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli.”

  Janusz Korczak – “Quando ridiventerò bambino”

l’importanza del feedback per verificare il livello di benessere nella relazione

Abbiamo una grande opportunità per migliorare la qualità della relazione con i nostri figli e per agire come promotori / facilitatori del benessere nella relazione con loro: verificare l’efficacia dei nostri comportamenti osservandone le conseguenze, raccogliendo attivamente i feedback che ci danno i nostri figli, verificando quando e quanto siamo in grado di influenzare il clima relazionale con i nostri figli.

Per agire questo tipo di automonitoraggio, facendo riferimento ad una particolare situazione possiamo chiederci: “cosa ho fatto/detto?”, “che effetto ha avuto su mio/a figlio/a?”, “quanto é stato percepito in modo efficace ciò che intendevo comunicare”?

Proviamo quindi a metterci nei panni dei nostri figli:
quali dei nostri comportamenti hanno sortito l’effetto da noi desiderato / quali no?

Con un po’ di allenamento questo tipo di verifica ci può portare ad identificare: 

  • cosa ha funzionato / cosa non ha funzionato nella nostra comunicazione,
  • quali esigenze, emozioni hanno trovato un’opportunità di essere ascoltate / percepite ma non ascoltate / ignorate

possiamo quindi anche esplorare cosa avremmo potuto fare diversamente?

per facilitare noi stessi ad identificare nuove opportunità di relazionarci con loro.

mettendoci in gioco, con questo tipo di automonitoraggio e sperimentazione attiva possiamo attivare un processo virtuoso di cambiamento che può portarci ad influenzare efficacemente il clima della relazione genitore / figlio orientandolo verso la generazione di maggiore qualità e benessere.

perché è importante un clima di benessere nella relazione genitore / figlio?

La qualità della relazione che possiamo garantire può fare la differenza in particolare nell’offrire ai nostri figli le condizioni che facilitano lo sviluppo delle competenze chiave che é importante e necessario possedere per affrontare efficacemente le sfide rappresentate nella vita di tutti i giorni dalla relazione con noi stessi, gli altri, il contesto in cui viviamo.

Solo all’interno di un clima facilitante, caratterizzato da qualità e benessere e possibile agire come facilitatori dello sviluppo di tali competenze.

Molte ricerche a livello mondiale trovano un comune punto di incontro a riguardo in quelle che l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha definito ‘Life Skills’, competenze per la vita

  • Consapevolezza di sé  
  • Gestione delle emozioni
  • Gestione dello stress
  • Empatia
  • Creatività
  • Senso critico
  • Prendere decisioni
  • Risolvere problemi
  • Comunicare efficacemente
  • Gestire le Relazioni interpersonali.

“Aiutando i bambini e gli adolescenti ad acquisire queste capacità li si attrezza a far fronte alle sfide della vita quotidiana e li si aiuta a gestire il proprio benessere (…) sembra che i meccanismi tradizionali attraverso i quali si apprendevano tali competenze non funzionino più adeguatamente di fronte alla complessità creata dai profondi cambiamenti sociali e culturali degli ultimi decenni, quali la crescente influenza dei media (…) i progetti di Life Skills Education possono rispondere all’esigenza sempre più diffusa di reperire strumenti e modalità per fronteggiare tale crescente complessità”

prevenzione del disagio

oltre a facilitare i nostri figli nel proprio processo di crescita personale , un clima facilitante nella relazione genitore figlio ha anche una funzione preventiva: facilita la prevenzione di molte tipologie di disagio psichico, tra le quali: dipendenza affettiva , dipendenza da sostanze, dipendenza da videogiochi, dipendenza da gioco d’azzardo, bullismo

bibliografia:
Educare le life skills. Come promuovere le abilità psico-sociali e affettive secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità di Marmocchi Paola, Dall’Aglio Claudia, Zannini Michela – Centro Studi Ericsson (2004)

sito web dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: WHO/MNH/PSF/93.7A.Rev.2

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counseling e psicoterapia crescita personale

Dipendenza affettiva / relazione tossica : come riconoscerla e liberarsene?

dipendenza affettiva e relazione tossica

I sintomi che ci aiutano a riconoscere la relazione tossica possono essere:

  • non riesco a fare a meno dell’altra persona, anche se vivo con sofferenza / disagio la sua presenza nella mia vita
  • vivo una sensazione di sottomissione al partner, che esercita una forte influenza sulle scelte di vita importanti per me
  • mi sento umiliato/a dal mio partner ma non riesco a lasciare l’altra persona
  • non riesco a prendere decisioni importanti senza l’altra persona
  • mi sento indifeso/a, vulnerabile, vivo uno stato d’ansia forte in assenza dell’altra persona
  • l’altra persona è la mia unica fonte di energia vitale, senza mi sento svuotato/a di significato, privo/a di energie 

Si tratta di una vera e propria forma di dipendenza?

in molti casi può essere considerata alla stregua di altri tipi di dipendenza:

il mio benessere personale dipende dalla presenza nella mia vita di un’altra persona, senza la quale non riesco a vivere bene

Sviluppare una dipendenza affettiva per un’altra persona può essere sano, quando ci troviamo in una relazione con una persona dalla quale ci sentiamo riconosciuti e valorizzati, accettati per quello che siamo, sostenuti quando abbiamo bisogno di aiuto, facilitati nel nostro percorso individuale di sviluppo personale; quando tra i partner c’è la capacità di generare un equilibrio tra la relazione di coppia e le relazioni esterne alla coppia.

Quando viene riconosciuto reciprocamente il diritto dell’altro a prendersi cura della propria indipendenza e ciascuno dei partner si sente libero di prendere delle decisioni per sé, fare delle scelte, esprimere la propria diversità all’interno della coppia.

La tendenza attualizzante di questo tipo di relazione, che può essere definita di interdipendenza, facilita lo sviluppo del potere personale (empowerment) di ciascuno dei partner, ed è caratterizzata da un livello elevato di benessere relazionale. Si tratta quindi in questo caso di una dipendenza affettiva sana.

Quali caratteristiche ha invece una relazione di dipendenza affettiva tossica?

Una dipendenza affettiva tossica invece é caratterizzata da una ripartizione del potere interpersonale non equa all’interno della relazione tra i partner: spesso si configura come una relazione tra una persona alla quale viene riconosciuto un potere molto forte ed un’altra che accetta la subordinazione a tale potere.
Alcune persone hanno una naturale tendenza a dipendere da altri e cercare questo tipo di relazione; questa tendenza alla dipendenza, spesso è di origine traumatica: durante l’infanzia può essere mancato in parte o totalmente il riconoscimento positivo da parte delle figure adulte di riferimento e la persona in età adulta rischia di ricadere in un tipo di relazione caratterizzata da questa carenza.

Come la falena che è attratta inesorabilmente dalla fonte di luce che rischia di diventare in breve tempo una fonte tossica distruttiva, così una persona con una tendenza alla dipendenza quando ne incontra un’altra con una forte tendenza narcistico-seduttiva rischia di accettare la subordinazione al potere dell’altro e di conseguenza accettare incondizionatamente una perdita parziale o totale di autonomia e libertà personale, lo sfruttamento e/o lo sfruttamento emotivo o fisico da parte dell’altra persona.

La persona dipendente rischia di delegare quote importanti del proprio benessere e del proprio equilibrio personale all’altro e di non riconoscere legittimità a sé stessa e alle proprie esigenze personali, alla sofferenza che prova nell’accettare di vivere all’interno di una relazione così nociva.
Possono essere delegate al partner: l’equilibrio emotivo, la capacità di risolvere problemi, di risolvere conflitti, di prendere decisioni, di gestire l’ansia e lo stress ed altre funzioni personali di vitale importanza.

Diventa in tal modo molto difficile per la persona dipendente anche solo ipotizzare la possibilità di trovare una via d’uscita da tale relazione

Come avviene per altri tipi di dipendenze, anche la dipendenza affettiva è caratterizzata da vere e proprie crisi di astinenza, che vengono sperimentate in assenza del partner e che portano la persona dipendente a ricadere con facilità all’interno della relazione tossica, quando il partner esercita il proprio potere seduttivo per attrarla e ricondurla nuovamente a sé.

Come è possibile liberarsi da una dipendenza affettiva tossica?

Sviluppando la propria assertività, il contatto con le proprie esigenze e la capacità di richiedere all’altro che esse vengano riconosciute, rispettate e soddisfatte, è possibile migliorare la qualità della relazione con il proprio partner.

Se la difficoltà a recuperare equilibrio nella relazione è più forte, attraverso un percorso di psicoterapia è possibile ricevere il sostegno psicologico necessario per intraprendere un percorso di empowerment e liberarsi da una dipendenza affettiva tossica: la persona può iniziare gradualmente a riconoscere i limiti e i danni legati alla relazione di dipendenza affettiva, esplorare quindi le possibili soluzioni per recuperare le quote di potere personale delegate al partner, sviluppare infine nuove modalità maggiormente funzionali per prendersi cura delle proprie fragilità e relazionarsi in modo sano con se stessa e le altre persone.

Se cerchi aiuto per uscire da una dipendenza affettiva / relazione tossica

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crescita personale

Di quali condizioni si nutre il benessere personale?

Esiste una naturale tendenza in ciascuna persona, che la orienta verso la completa attualizzazione di sé stessa. Questa è ciò che Carl Rogers definisce tendenza attualizzante.


Come la ghianda che racchiude in sé tutto il potenziale di sviluppo per poter diventare una quercia, così ciascuno di noi racchiude in sé le risorse sufficienti e necessarie per potersi realizzare pienamente come persona.


Una visione della natura umana positiva, fiduciosa, orientata al benessere, all’attualizzazione del potenziale, all’espressione piena del potere personale (empowerment).


E’ la presenza o meno delle condizioni che facilitano l’espressione di questa tendenza a fare la differenza.


Come la ghianda ha bisogno di sole, terra ed acqua per poter evolvere nel migliore dei modi, così ciascuno di noi ha bisogno di queste 3 condizioni sufficienti e necessarie per poter realizzare pienamente il proprio potenziale:

> accettazione positiva incondizionata: sentirsi accettati per quello che siamo, in primis da noi stessi. E’ una condizione che non sempre è disponibile, oppure non ci ‘arriva’ dalle persone per noi significative con quell’intensità necessaria che ci consente di fare nostro questo prezioso riconoscimento positivo. Rappresenta un nutrimento essenziale per apprendere come prenderci cura di noi stessi e della relazione con gli altri.

> empatia: sentirsi compresi nei vissuti più profondi che caratterizzano le diverse esperienze che la vita ci offre. E’ molto difficile poter offrire a noi stessi e agli altre questo tipo di comprensione se non abbiamo avuto la possibilità di nutrirci di questa condizione attraverso le relazioni con le persone per noi maggiormente significative.


> congruenza
: tra il nostro sé ideale, il nostro sé reale, il nostro sé percepito.


A volte rischiamo di alimentare il divario che sussiste tra questi tre livelli di consapevolezza di noi stessi, limitando in tal modo il nostro potere personale che trae invece nutrimento dall’armonia tra gli stessi. Riconoscendo ad esempio maggiore legittimità a ciò che dovremmo essere, alla versione ideale di noi stessi rispetto a ciò che realmente siamo o percepiamo in un determinato momento: quando ciò avviene rischiamo di limitare la funzione di guida per la nostra realizzazione personale che il nostro sé ideale può potenzialmente rappresentare e alimentiamo la nostra incongruenza.
L’incongruenza é ciò che si manifesta nei classici sintomi che la medicina occidentale e la psichiatria definiscono ‘ansia‘ , ‘depressione‘ , ‘dipendenza affettiva’ o più genericamente ‘disagio‘.