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Genitori e Regole che funzionano

A proposito di regole, quanto spesso ti capita di:

  • verificare che tuo/a figlio/a non rispetta le regole?
  • arrabbiarti e di rischiare di perdere il controllo quando vedi che tuo/a figlio/a non rispetta le regole?
  • dispiacerti e rischiare di rinunciare a farle rispettare perché “tanto non c’è verso che vengano rispettate”?
  • domandarti come fare per creare delle regola che funzionano?

Generare delle regole che funzionano e vengono rispettate è una sfida genitoriale importante, in questo articolo proverò ad accompagnarti nel verificare alcune criticità che riguardano la generazione di regole efficaci ed esplorare alcune delle possibili soluzioni.

Condividerò alcuni spunti di riflessione su ciò che ho appreso dalla mia esperienza personale come figlio e come padre e dalla mia esperienza professionale di psicoterapeuta della famiglia e specialista nella formazione per genitori.

perché sono importanti le regole?

per poter generare regole che funzionano è importante innanzitutto verificare da dove nasce la tua esigenza di genitore di avere delle regole che vengano rispettate.

Credo che, l’importanza delle regole possa essere legata in particolare a 2 esigenze principali, che attraverso le regole cerchi di soddisfare:

  • garantire la sicurezza per tuo/a figlio/a
  • tramettere a tuo figlio/a dei valori personali / familiari per te importanti

regole efficaci: quali vantaggi?

Se seguite, le regole consentono a te genitore di sperimentare un senso di sicurezza legato alla consapevolezza che tuo/a figlio/a grazie ad esse saprà evitare situazioni minacciose o pericolose per se stesso/a e per gli altri.

Sulla base di questa sicurezza seguire delle regole consentirà a tuo/a figlio/a di vivere pienamente le proprie esperienze nella piena libertà di apprendere perché percepirà grazie ad esse la tua presenza nello sfondo, una ‘base sicura‘ alla quale fare riferimento quando necessario.
E sviluppare il proprio senso di responsabilità personale, che svilupperà gradualmente fino a raggiungere l’età adulta e la piena autonomia ed indipendenza.

Sarà in grado inoltre a sua volta di creare delle sue stesse regole personali / familiari e calibrarle efficacemente in relazione a ciò che apprenderà dall’esperienza di adulto e di genitore a sua volta, se deciderà di diventarlo.

come generare delle regole che funzionano

una volta verificato il perché le regole sono importanti, credo che lavorare sul ‘come’ farle funzionare possa fare davvero la differenza.

la parola chiave che voglio suggerire per procedere in questa esplorazione sull’efficacia delle regole è ‘negoziare‘.

Come genitore hai diverse opportunità di ottenere che le regole che proponi vengano rispettate.

Una delle quali è l’utilizzo del potere,

che risuona come:

“si fa come dico io”, “sono io che decido” “ti dico io come fare”

e spesso porta con se, nelle situazioni in cui provi della rabbia o sei infastidito/a dal comportamento di tuo figlio/a:

punto e basta! capito?“se non la smetti / allora” “la vuoi smettere di.. ?” “è possibile che non..” ecc.


Come ho già descritto in questo altro articolo, utilizzare o tentare di utilizzare il potere / il controllo con tuo/a figlio/a rischia di portare a conseguenze spiacevoli ed alimentare una sensazione di disagio all’interno della relazione genitore – figlio

Tuo figlio infatti, può:

  • accettare di sottostare al tuo potere di genitore
  • oppure tentare di resistere in tutti i modi possibili cercando di comunicartelo con diverse modalità: capricci, rabbia, tristezza, fuga, isolamento

quando inizi tu ad utilizzare il potere per imporre una regola, probabilmente tuo figlio cercherà di utilizzare il suo potere per importi una sua esigenza.

Risultato? Ne potrebbe nascere un vero e proprio braccio di ferro tra genitore e figlio!

genitori e regole

Un escalation di tentativi di utilizzo del potere che rischia di vedere uscirne un unico vincitore e un perdente :

  • fomentare i conflitto,
  • generare problemi / incomprensioni nella relazione genitore – figlio
  • alimentare abitudini relazionali che nel lungo termine mettono in crisi la relazione
  • promuovere lo sviluppo di queste stesse modalità nella gestione dei conflitti che tuo figlio /a gestirà con i suoi pari

negoziare regole che funzionano

ritornando alla negoziazione, ebbene sì è questa l’alternativa che ti propongo: regole negoziate. Nella mia esperienza sono le uniche che funzionano, nel breve, medio, lungo termine.

Dirai: sembra più faticoso negoziare, ci vuole troppo tempo.

Capisco bene queste preoccupazioni ma ho verificato che, una volta appreso un metodo per generare delle regole efficaci basato sulla negoziazione, e fatta un po’ di palestra nello sperimentare attivamente come funziona, la maggior parte dei genitori riesce a fare funzionare questo tipo di regole che facilitano lo sviluppo di benessere e qualità nella relazione genitore – figlio.

Negoziare significa:

  • generare assieme a tuo figlio/a le regole,
  • verificare che siano centrate sulle sue e sulle tue esigenze
  • sperimentare attivamente diverse regole alternative possibili
  • mantenere quelle che funzionano
  • eliminare quelle ce non funzionano

un vero e proprio piano di sviluppo per gestire al meglio la relazione genitore – figlio, che potrà portarti in breve tempo ad investire meno tempo nella gestione di problemi / conflitti e ad avere più tempo da dedicare al piacere di essere genitore


se come genitore ti senti incuriosito, interessato a questi temi e desideri esplorarli maggiormente con la facilitazione di un esperto e attraverso il confronto attivo con altri genitori questo percorso può fare al caso tuo!

genitori facilitanti

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Capricci e Conflitti… come gestirli?

mi capita spesso di incontrare dei genitori per strada, al parco, fuori dalla scuola, in altri contesti e sentirli comunicare con i propri figli (spesso gridando / con un tono della voce alto e un espressione del volto / corporea minacciosa), nel tentativo di gestire i ‘capricci‘, frasi come:

“ é tutto il pomeriggio che fai i capricci.. ”  

“ guarda che se non la smetti di fare i capricci.. “

“ hai visto come si comporta bene il tuo amico / la tua amica? non fa’ mica i capricci come te! “

“ smettila subito con questi capricci inutili! “

“ … devi per forza fare tutti questi capricci?”

“…”

Hai mai riflettuto sul fatto che questo concetto: ‘fare i capricci‘ viene utilizzato esclusivamente dai genitori nel comunicare con i propri figli?
o quando parlano di loro con altri genitori / insegnanti / adulti?

Cos’é realmente un ‘capriccio’?

E’ un insieme di comportamenti che tuo/a figlio/a sta mettendo in atto in una specifica situazione per esprimere e cercare di realizzare una propria esigenza / un proprio bisogno insoddisfatto

Quando ti arriva questo tipo di richiesta, probabilmente quello che accade è che il bisogno che tuo figlio cerca di soddisfare entra in conflitto con un tuo bisogno in quella specifica situazione. Come gestisci questo tipo di situazione?

Come gestire i ‘capricci’?

A volte l’unica soluzione che trovi per risolvere ‘capricci’ / conflitti é quella di utilizzare il potere / agire in modo autoritario? vediamone alcuni esempi:

“ ora facciamo come dico io! smettila subito!! capito?

“vai nella tua stanza e non uscire fino a quando non te lo dico io

“.. venerdì te lo scordi che ti porto al parco con i tuoi amici! ”

” adesso mi hai proprio stancato/a, andiamo subito a casa..

“conto fino a 5.. e se non la smetti allora… “


oppure in modo permissivo? ovvero quello che ti porta a lasciare che sia tuo figlio a ’vincere’, ti porta a ‘lasciar perdere’ , ‘abbassare la guardia’ …

genitore sopraffatto

“ e va bene, hai vinto tu! basta che la smetti!”

“ alla fine la spunti sempre, mi hai sfinito! facciamo come vuoi tu… “

” sei cocciuto/a come un / una.. non so più cosa fare con te

Se ti riconosci in una o entrambe queste modalità di gestione del ‘capriccio’ / conflitto, probabilmente converrai con me che non è piacevole utilizzarle e che spesso non portano i risultati desiderati, anzi spesso generano una spiacevole distanza tra te e lui/lei + emozioni negative per te / entrambi

c’è il rischio inoltre che tuo/a figlio/a apprenda da te come utilizzare questi metodi tradizionali per risolvere i conflitti con i suoi pari, ottenendo gli stessi risultati.

Come uscirne?

un altro modo per uscirne c’è: utilizzare le competenze di Confronto e Gestione dei Conflitti per generare assieme a tuo figlio/a una soluzione condivisa che consenta di uscire entrambi dal conflitto come vincenti.

sviluppare queste competenze non è sempre facile, necessita di una buona dose di:

consapevolezza + pratica quotidiana

Riporto di seguito un esercizio che ti aiuta a verificare quanto potresti averne bisogno:

_________________________

Esercizio sulla gestione dei capricci

Autoconsapevolezza

  • Quanto spesso utilizzi nel tuo vocabolario la parola ‘capricci’ comunicando con tuo figlio / i tuoi figli?
  • E parlando con altri del loro comportamento?
  • A quali comportamenti / situazioni specifiche fai riferimento?
    (Cosa fa , cosa dice in quella situazione tuo figlio)
  • Quali strategie utilizzi per gestire i capricci’ / conflitti?
  • Quanto sono efficaci?

Piano d’Azione

  1. prova a sostituire il tuo abituale modo di gestire il conflitto invitando tuo figlio/a ad identificare e sperimentare attivamente delle soluzioni che vadano incontro alle esigenze di entrambi
  2. verifica assieme a lui/lei quanto è più efficace la nuova soluzione applicata
  3. continua a sperimentare in questa direzione!

buona gestione del capriccio / risoluzione del conflitto!


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Genitori e Clima Facilitante

Quanto spesso ci accorgiamo che con i nostri figli c’è qualcosa che non va?

In alcune situazioni le nostre buone intenzioni non sono sufficienti per creare quel clima piacevole nella relazione con loro che tanto desideriamo.

Il ‘clima facilitante‘ può essere descritto come quel modo di essere in relazione con i nostri figli all’interno del quale la relazione funziona bene.

Quando siamo in grado di ricreare questo tipo di clima assieme ai nostri figli:

  • proviamo piacere nell’ascoltarli e loro nell’essere ascoltati da noi
  • riusciamo a proporci come ‘consulenti’ nell’offrire loro un aiuto, cercare una soluzione ad un problema e loro ci accettano con questo ruolo; entrambi siamo soddisfatti da questo scambio
  • troviamo assieme a loro un modo per rendere piacevole per entrambi il tempo condiviso
  • le regole condivise funzionano, non abbiamo bisogno di fare fatica per farle rispettare, rischiando di utilizzare il potere all’interno della relazione
  • siamo in grado di orientare incomprensioni, i conflitti, difficoltà nella relazione con loro verso una completa risoluzione

come ci comportiamo quando le cose non funzionano?

Non é scontato per un genitore avere questo tipo di consapevolezza.
A volte diamo per scontato che tutto debba andare per il verso giusto e rischiamo di agire istintivamente una serie di comportamenti autoritari o al contrario permissivi che a nostra volta abbiamo appreso ‘tradizionalmente’ dalla nostra famiglia o dalle persone di riferimento per noi maggiormente significative

Questi comportamenti non sempre sono funzionali, non ci aiutano a riportare il clima della relazione in un’area di benessere e rispetto reciproco (clima facilitante).

Quando facciamo fatica a gestire la rabbia ad esempio, rischiamo di agirla con un comportamento di tipo autoritario del tipo “si fa come dico io”:

  • ci arrabbiamo con loro

Rischiamo di ferirli e a volte mostrare loro il nostro dispiacere non è sufficiente.

Altre volte rischiamo di agire in modo permissivo del tipo “hai vinto tu”:

  • lasciamo decidere a loro
  • rinunciamo a gestire la situazione perché sentiamo la fatica o non ci sentiamo in grado di influenzare il loro comportamento in alcun modo

Rischiamo di vivere un senso di frustrazione, reprimere la nostra rabbia.

Non sempre abbiamo la prontezza, gli strumenti, la sensibilità per accorgerci in una determinata situazione che il clima relazionale sta deteriorandosi e il malessere rischia di prendere il sopravvento.

“Dite: è faticoso frequentare i bambini. Avete ragione. 
Poi aggiungete: perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, inclinarsi, curvarsi, farsi piccoli. Ora avete torto. 
Non è questo che più stanca. È piuttosto il fatto di essere obbligati ad innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti. 
Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi. Per non ferirli.”

  Janusz Korczak – “Quando ridiventerò bambino”

l’importanza del feedback per verificare il livello di benessere nella relazione

Abbiamo una grande opportunità per migliorare la qualità della relazione con i nostri figli e per agire come promotori / facilitatori del benessere nella relazione con loro: verificare l’efficacia dei nostri comportamenti osservandone le conseguenze, raccogliendo attivamente i feedback che ci danno i nostri figli, verificando quando e quanto siamo in grado di influenzare il clima relazionale con i nostri figli.

Per agire questo tipo di automonitoraggio, facendo riferimento ad una particolare situazione possiamo chiederci: “cosa ho fatto/detto?”, “che effetto ha avuto su mio/a figlio/a?”, “quanto é stato percepito in modo efficace ciò che intendevo comunicare”?

Proviamo quindi a metterci nei panni dei nostri figli:
quali dei nostri comportamenti hanno sortito l’effetto da noi desiderato / quali no?

Con un po’ di allenamento questo tipo di verifica ci può portare ad identificare: 

  • cosa ha funzionato / cosa non ha funzionato nella nostra comunicazione,
  • quali esigenze, emozioni hanno trovato un’opportunità di essere ascoltate / percepite ma non ascoltate / ignorate

possiamo quindi anche esplorare cosa avremmo potuto fare diversamente?

per facilitare noi stessi ad identificare nuove opportunità di relazionarci con loro.

mettendoci in gioco, con questo tipo di automonitoraggio e sperimentazione attiva possiamo attivare un processo virtuoso di cambiamento che può portarci ad influenzare efficacemente il clima della relazione genitore / figlio orientandolo verso la generazione di maggiore qualità e benessere.

perché è importante un clima di benessere nella relazione genitore / figlio?

La qualità della relazione che possiamo garantire può fare la differenza in particolare nell’offrire ai nostri figli le condizioni che facilitano lo sviluppo delle competenze chiave che é importante e necessario possedere per affrontare efficacemente le sfide rappresentate nella vita di tutti i giorni dalla relazione con noi stessi, gli altri, il contesto in cui viviamo.

Solo all’interno di un clima facilitante, caratterizzato da qualità e benessere e possibile agire come facilitatori dello sviluppo di tali competenze.

Molte ricerche a livello mondiale trovano un comune punto di incontro a riguardo in quelle che l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha definito ‘Life Skills’, competenze per la vita

  • Consapevolezza di sé  
  • Gestione delle emozioni
  • Gestione dello stress
  • Empatia
  • Creatività
  • Senso critico
  • Prendere decisioni
  • Risolvere problemi
  • Comunicare efficacemente
  • Gestire le Relazioni interpersonali.

“Aiutando i bambini e gli adolescenti ad acquisire queste capacità li si attrezza a far fronte alle sfide della vita quotidiana e li si aiuta a gestire il proprio benessere (…) sembra che i meccanismi tradizionali attraverso i quali si apprendevano tali competenze non funzionino più adeguatamente di fronte alla complessità creata dai profondi cambiamenti sociali e culturali degli ultimi decenni, quali la crescente influenza dei media (…) i progetti di Life Skills Education possono rispondere all’esigenza sempre più diffusa di reperire strumenti e modalità per fronteggiare tale crescente complessità”

prevenzione del disagio

oltre a facilitare i nostri figli nel proprio processo di crescita personale , un clima facilitante nella relazione genitore figlio ha anche una funzione preventiva: facilita la prevenzione di molte tipologie di disagio psichico, tra le quali: dipendenza affettiva , dipendenza da sostanze, dipendenza da videogiochi, dipendenza da gioco d’azzardo, bullismo

bibliografia:
Educare le life skills. Come promuovere le abilità psico-sociali e affettive secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità di Marmocchi Paola, Dall’Aglio Claudia, Zannini Michela – Centro Studi Ericsson (2004)

sito web dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: WHO/MNH/PSF/93.7A.Rev.2

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formazione genitori

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counseling e psicoterapia crescita personale

Dipendenza affettiva / relazione tossica : come riconoscerla e liberarsene?

dipendenza affettiva e relazione tossica

I sintomi che ci aiutano a riconoscere la relazione tossica possono essere:

  • non riesco a fare a meno dell’altra persona, anche se vivo con sofferenza / disagio la sua presenza nella mia vita
  • vivo una sensazione di sottomissione al partner, che esercita una forte influenza sulle scelte di vita importanti per me
  • mi sento umiliato/a dal mio partner ma non riesco a lasciare l’altra persona
  • non riesco a prendere decisioni importanti senza l’altra persona
  • mi sento indifeso/a, vulnerabile, vivo uno stato d’ansia forte in assenza dell’altra persona
  • l’altra persona è la mia unica fonte di energia vitale, senza mi sento svuotato/a di significato, privo/a di energie 

Si tratta di una vera e propria forma di dipendenza?

in molti casi può essere considerata alla stregua di altri tipi di dipendenza:

il mio benessere personale dipende dalla presenza nella mia vita di un’altra persona, senza la quale non riesco a vivere bene

Sviluppare una dipendenza affettiva per un’altra persona può essere sano, quando ci troviamo in una relazione con una persona dalla quale ci sentiamo riconosciuti e valorizzati, accettati per quello che siamo, sostenuti quando abbiamo bisogno di aiuto, facilitati nel nostro percorso individuale di sviluppo personale; quando tra i partner c’è la capacità di generare un equilibrio tra la relazione di coppia e le relazioni esterne alla coppia.

Quando viene riconosciuto reciprocamente il diritto dell’altro a prendersi cura della propria indipendenza e ciascuno dei partner si sente libero di prendere delle decisioni per sé, fare delle scelte, esprimere la propria diversità all’interno della coppia.

La tendenza attualizzante di questo tipo di relazione, che può essere definita di interdipendenza, facilita lo sviluppo del potere personale (empowerment) di ciascuno dei partner, ed è caratterizzata da un livello elevato di benessere relazionale. Si tratta quindi in questo caso di una dipendenza affettiva sana.

Quali caratteristiche ha invece una relazione di dipendenza affettiva tossica?

Una dipendenza affettiva tossica invece é caratterizzata da una ripartizione del potere interpersonale non equa all’interno della relazione tra i partner: spesso si configura come una relazione tra una persona alla quale viene riconosciuto un potere molto forte ed un’altra che accetta la subordinazione a tale potere.
Alcune persone hanno una naturale tendenza a dipendere da altri e cercare questo tipo di relazione; questa tendenza alla dipendenza, spesso è di origine traumatica: durante l’infanzia può essere mancato in parte o totalmente il riconoscimento positivo da parte delle figure adulte di riferimento e la persona in età adulta rischia di ricadere in un tipo di relazione caratterizzata da questa carenza.

Come la falena che è attratta inesorabilmente dalla fonte di luce che rischia di diventare in breve tempo una fonte tossica distruttiva, così una persona con una tendenza alla dipendenza quando ne incontra un’altra con una forte tendenza narcistico-seduttiva rischia di accettare la subordinazione al potere dell’altro e di conseguenza accettare incondizionatamente una perdita parziale o totale di autonomia e libertà personale, lo sfruttamento e/o lo sfruttamento emotivo o fisico da parte dell’altra persona.

La persona dipendente rischia di delegare quote importanti del proprio benessere e del proprio equilibrio personale all’altro e di non riconoscere legittimità a sé stessa e alle proprie esigenze personali, alla sofferenza che prova nell’accettare di vivere all’interno di una relazione così nociva.
Possono essere delegate al partner: l’equilibrio emotivo, la capacità di risolvere problemi, di risolvere conflitti, di prendere decisioni, di gestire l’ansia e lo stress ed altre funzioni personali di vitale importanza.

Diventa in tal modo molto difficile per la persona dipendente anche solo ipotizzare la possibilità di trovare una via d’uscita da tale relazione

Come avviene per altri tipi di dipendenze, anche la dipendenza affettiva è caratterizzata da vere e proprie crisi di astinenza, che vengono sperimentate in assenza del partner e che portano la persona dipendente a ricadere con facilità all’interno della relazione tossica, quando il partner esercita il proprio potere seduttivo per attrarla e ricondurla nuovamente a sé.

Come è possibile liberarsi da una dipendenza affettiva tossica?

Sviluppando la propria assertività, il contatto con le proprie esigenze e la capacità di richiedere all’altro che esse vengano riconosciute, rispettate e soddisfatte, è possibile migliorare la qualità della relazione con il proprio partner.

Se la difficoltà a recuperare equilibrio nella relazione è più forte, attraverso un percorso di psicoterapia è possibile ricevere il sostegno psicologico necessario per intraprendere un percorso di empowerment e liberarsi da una dipendenza affettiva tossica: la persona può iniziare gradualmente a riconoscere i limiti e i danni legati alla relazione di dipendenza affettiva, esplorare quindi le possibili soluzioni per recuperare le quote di potere personale delegate al partner, sviluppare infine nuove modalità maggiormente funzionali per prendersi cura delle proprie fragilità e relazionarsi in modo sano con se stessa e le altre persone.

Se cerchi aiuto per uscire da una dipendenza affettiva / relazione tossica

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crescita personale

Di quali condizioni si nutre il benessere personale?

Esiste una naturale tendenza in ciascuna persona, che la orienta verso la completa attualizzazione di sé stessa. Questa è ciò che Carl Rogers definisce tendenza attualizzante.


Come la ghianda che racchiude in sé tutto il potenziale di sviluppo per poter diventare una quercia, così ciascuno di noi racchiude in sé le risorse sufficienti e necessarie per potersi realizzare pienamente come persona.


Una visione della natura umana positiva, fiduciosa, orientata al benessere, all’attualizzazione del potenziale, all’espressione piena del potere personale (empowerment).


E’ la presenza o meno delle condizioni che facilitano l’espressione di questa tendenza a fare la differenza.


Come la ghianda ha bisogno di sole, terra ed acqua per poter evolvere nel migliore dei modi, così ciascuno di noi ha bisogno di queste 3 condizioni sufficienti e necessarie per poter realizzare pienamente il proprio potenziale:

> accettazione positiva incondizionata: sentirsi accettati per quello che siamo, in primis da noi stessi. E’ una condizione che non sempre è disponibile, oppure non ci ‘arriva’ dalle persone per noi significative con quell’intensità necessaria che ci consente di fare nostro questo prezioso riconoscimento positivo. Rappresenta un nutrimento essenziale per apprendere come prenderci cura di noi stessi e della relazione con gli altri.

> empatia: sentirsi compresi nei vissuti più profondi che caratterizzano le diverse esperienze che la vita ci offre. E’ molto difficile poter offrire a noi stessi e agli altre questo tipo di comprensione se non abbiamo avuto la possibilità di nutrirci di questa condizione attraverso le relazioni con le persone per noi maggiormente significative.


> congruenza
: tra il nostro sé ideale, il nostro sé reale, il nostro sé percepito.


A volte rischiamo di alimentare il divario che sussiste tra questi tre livelli di consapevolezza di noi stessi, limitando in tal modo il nostro potere personale che trae invece nutrimento dall’armonia tra gli stessi. Riconoscendo ad esempio maggiore legittimità a ciò che dovremmo essere, alla versione ideale di noi stessi rispetto a ciò che realmente siamo o percepiamo in un determinato momento: quando ciò avviene rischiamo di limitare la funzione di guida per la nostra realizzazione personale che il nostro sé ideale può potenzialmente rappresentare e alimentiamo la nostra incongruenza.
L’incongruenza é ciò che si manifesta nei classici sintomi che la medicina occidentale e la psichiatria definiscono ‘ansia‘ , ‘depressione‘ , ‘dipendenza affettiva’ o più genericamente ‘disagio‘.

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ansia e attacchi di panico crescita personale

Gestire efficacemente il giudizio degli altri

Ogni qualvolta veniamo a contatto con persone sconosciute, avviene naturalmente un primo scambio: spesso generiamo un giudizio generico degli altri e viviamo la sensazione che anche gli altri stiano facendo lo stesso nei nostri confronti.

E’ una sensazione a pelle, che può essere vissuta positivamente o negativamente a seconda del nostro stato d’animo, di chi sono le altre persone, del contesto nel quale avviene questo primo contatto.

Se abbiamo sviluppato una buona capacità di ascolto e riconoscimento delle nostre emozioni e di gestione dello stress, possiamo attivare questa capacità in quei momenti, affinché ci venga in aiuto nel gestire quel leggero stato d’ansia che, se gestita efficacemente, può alimentare la nostra curiosità nei confronti di ciò che è diverso da noi o aiutarci nel tenere le distanze da una situazione potenzialmente spiacevole.

Quei primi momenti di contatto, possono darci informazioni preziose riguardo al nostro modo di essere, a ciò che troviamo interessante, ci attrae o al contrario a ciò che non ci piace nelle altre persone e nelle diverse situazioni. Queste informazioni sono preziose per orientarci, fare delle scelte consapevoli nella complessità che caratterizza il nostro vivere quotidiano.

Quando invece sperimentiamo un livello di ansia sopra la soglia, corriamo il rischio di vivere con disagio questo tipo di situazioni.
Paradossalmente può essere proprio il nostro comportamento, il nostro modo di fare ‘diffidente‘, ‘chiuso‘, ‘difensivo‘ a contribuire alla generare di un giudizio negativo su di noi da parte delle altre persone.
Questa nostra stessa chiusura nei confronti degli altri rischia di generare un rifiuto da parte degli altri che può contribuire ad alimentare la nostra ansia fino a portarla ad un livello di intensità difficile da gestire, che a volte può sfociare in un vero e proprio attacco di panico.

Chi vive con difficoltà la gestione dell’ansia legata alle situazioni sociali sconosciute, spesso sviluppa l’abitudine disfunzionale di evitare questo tipo di situazioni, per non dover gestire il disagio legato al giudizio delle altre persone. Tale abitudine è disfunzionale dato che tutti noi ci nutriamo di relazioni, viviamo in funzione di esse. Il rischio nell’alimentare questo tipo di abitudini è quello legato allo sviluppo di una vera e propria fobia sociale.

Le capacità di generare una buona prima impressione negli altri e di gestire efficacemente il giudizio degli altri sono competenze fondamentali per prenderci cura del nostro #benessere e della nostra #salute.

all’interno del setting protetto che caratterizza un percorso di psicoterapia breve, è possibile esplorare il nostro modo di essere e modellare, cambiare, apprendere nuove modalità di rapportarci a noi stessi e a agli altri maggiormente funzionali allo sviluppo di #empowerment e #benessere

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crescita personale

STRESS: come gestirlo efficacemente?

Quanto spesso ci capita di dire ‘ sono stressato/a! ‘? ‘che stress!’

Non è sempre facile:

  • gestire efficacemente le situazioni stressanti
  • riconoscere i segnali dello stress, attraverso i quali il nostro organismo ci comunica che stiamo per esaurire le energie vitali.
  • prevenire lo sviluppo di un livello eccessivo di stress

come riconoscere i sintomi dello stress?

Gli indicatori di uno stato di stress acuto (distress) variano di persona in persona e possono riguardare il nostro organismo a diversi livelli:

  • fisico: stanchezza, mal di testa, mal di schiena, tensione muscolare, difficoltà digestive, dolore allo stomaco, tachicardia, sudorazione delle mani, problemi di sonno, capogiri, perdita di appetito, disturbi sessuali, dermatiti; 
  • comportamentale: alimentazione compulsiva, bruxismo, aumento dell’assunzione di alcolici, farmaci, altre sostanze;
  • emozionale: tensione, ansia, nervosismo, stato di agitazione, preoccupazione, aggressività, rabbia, crisi di pianto, senso di impotenza;
  • cognitivo: distrazione, difficoltà a concentrarsi, difficoltà ad analizzare problemi / situazioni e a prendere decisioni, mancanza di creatività;
  • immunitario: abbassamento delle difese immunitarie
  • ormonale: squilibrio ormonale
  • sociale: passività, isolamento

l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) riconosce la gestione dello stress come una delle competenze fondamentali (Life Skills) necessarie a garantire uno stile di vita salutare ed orientato al benessere personale

lo stress è sempre nocivo?

lo stress è una naturale risposta del nostro organismo a degli stimoli esterni (stressors), un’attivazione di risorse (processi fisiologici e psicologici) in reazione ad una specifica situazione.

se gestito efficacemente, lo stress può rappresentare il nostro più potente alleato, quando viviamo una sensazione di vitalità, vigore, ottimismo, speranza, curiosità, sfida in relazione alla situazione che stiamo gestendo.

Questo tipo di stress si definisce eustress , ci consente di:

  • pensare in modo focalizzato, con concentrazione
  • utilizzare al meglio le potenzialità della nostra memoria a breve, medio, lungo termine
  • sviluppare creatività,  immaginare scenari positivi legati al nostro prossimo futuro, generare soluzioni innovative
  • prendere decisioni affidandoci alle nostre competenze e alla nostra esperienza passata

mal di stress: quali soluzioni?

attraverso un percorso di counseling / psicoterapia è possibile:

  • migliorare la capacità di riconoscere quali stressors hanno un’importanza rilevante per noi e come influiscono sul nostro equilibrio personale
  • sviluppare maggior contatto e riconoscimento delle emozioni e dei segnali del nostro organismo che sono legati ad una gestione disfunzionale dello stress
  • valorizzare, rivitalizzare, sviluppare quelle risorse individuali che possono aiutarci a cambiare il nostro stile di vita e ad orientarci verso la piena attualizzazione del nostro benessere personale 

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Facilitare lo Sviluppo delle Competenze di Risoluzione dei Problemi (Problem Solving) dei nostri Figli

Qual é la ‘giusta distanza‘ che ci consente di fare percepire ai nostri figli la nostra presenza, evitando di risultare ingombranti o al contrario assenti e di facilitarli nella risoluzione di un problema?

Modificando il nostro modo di comportarci e di comunicare con i nostri figli possiamo apprendere come ‘calibrare‘ tale distanza in modo efficace.

Una premessa importante per iniziare a ricercare la ‘giusta distanza‘ é riuscire a liberarsi del pregiudizio/credenza: ‘sono adulto e in quanto tale sono più competente di mio figlio‘  e aprire la possibilità di uno scambio reciproco nella relazione genitore – figlio con un: ‘io e mio figlio siamo diversi. Posso apprendere come osservare / facilitare lo sviluppo di una piccola persona pienamente competente‘. A volte attuare questo cambiamento di prospettiva rappresenta una sfida importante per molti genitori.

Da questa ‘giusta distanza‘ possiamo accorgerci come a volte, con l’intenzione di proteggere / aiutare /rendere autonomi i nostri figli rischiamo di essere ‘troppo presenti‘,  o ‘troppo distanti‘, ciò diventa maggiormente evidente nelle situazioni nelle quali nostro figlio é impegnato nella risoluzione di un problema.

Esercizio: prova a ricordare una situazione recente nella quale tu eri impegnato/a nella risoluzione di un problema. Immagina di essere in quella situazione in questo momento e di condividere quello che stai vivendo con una persona per te importante, che nel cercare di aiutarti utilizza uno dei 12 comportamenti indicati di seguito:

1. Comandare, dare ordini, dirigere, esigere
‘devi fare in questo modo!’
‘smettila di…’

2. Minacciare, ammonire
‘se continui in questo modo non… ‘
‘se non ti sbrighi a trovare una soluzione… ‘

3. Moralizzare, fare la predica, sentenziare, esortare
‘devi cavartela da solo/a… ‘
‘sei sempre il solito/a …’
‘come hai potuto non accorgertene? Dovresti fare più attenzione!’
‘di solito sei più coraggioso/a…’

4. Consigliare, offrire suggerimenti o soluzioni
‘sarebbe meglio se… ‘
‘dovresti provare con…’
‘la cosa migliore da fare è… ‘

5. Persuadere con la logica, argomentare, insegnare, spiegare
‘ti spiego io cosa è successo… ‘
‘l’esperienza insegna che… ‘

6. Giudicare, criticare, biasimare
‘stai affrontando il problema in modo superficiale… ‘
‘non è questo il modo giusto per risolvere questa situazione’

7. Elogiare, adulare, assecondare
‘ di solito sei così attento/a e coraggioso/a… ‘
‘ ti considero intelligente e capace di … ‘

8. Ridicolizzare, umiliare, etichettare
‘ é ridicolo fare in questo modo!’
‘ ma bravo/a, guarda in che situazione ti sei ritrovato!’
‘ sei davvero ingenuo/a a pensare che… ‘

9. Interpretare, diagnosticare, analizzare
‘hai da sempre dei problemi con l’autorità… é per questo che ti comporti in questo modo’
‘è la tua insicurezza che ti porta a …’
‘ti sei fatto/a influenzare dai giudizi degli altri’

10. Rassicurare compatire, consolare, minimizzare, simpatizzare
‘vedrai che tutto si risolverà presto.’
‘non è poi così tragica la situazione, pensa se / a …’
‘ succede anche a me…’

11. Indagare, inquisire
‘da quanto le cose vanno avanti in questo modo?’
‘quando ti sei accorto/a di questo? non avevi notato che?

12. Ignorare, eludere
‘non pensarci ora, ti va di andare a fare una passeggiata?
‘parlando d’altro… come é andata con …?

Quale di questi 12 comportamenti ti ha ‘toccato‘ maggiormente? Che effetto ha avuto su di te? Quale utilizzi maggiormente nel cercare di aiutare tuo figlio/a? Quale effetto può avere su di lui/lei?

Eliminando il più possibile questi 12 comportamenti, possiamo ricalibrare la nostra distanza e mettere in gioco, nella relazione, le nostre competenze di contatto e presenza: comprendere e fare sentire compresi i nostri figli, centrandoci sulla loro esperienza, entrando nei loro ‘panni’. Facendo percepire loro la nostra presenza, la nostra fiducia e il nostro sostegno in modo equilibrato, adeguato alle loro esigenze, evitando di rimanere troppo distanti o di entrare in modo ingombrante nella loro esperienza.

bibliografia:

  • Genitori efficaci. Educare figli responsabili” – Thomas Gordon, Ed. La Meridiana
  • Né con le buone né con le cattive” – Thomas Gordon, Ed. La Meridiana
  • Relazioni efficaci” – Thomas Gordon, Ed. La Meridiana

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genitori e figli

Genitori: Competenze per Gestire i Conflitti con i Figli

genitori gestione conflitti

Quante volte ti capita di…

> alzare la voce / urlare ai tuoi figli?
> utilizzare le minacce come metodo per risolvere un conflitto?
“Se non ti metti subito le scarpe e scendi da lì vedi cosa succede…”
> o in alternativa le punizioni? “Adesso vai in punizione!”

Sono comportamenti che molti genitori utilizzano per risolvere i conflitti quando i figli rispondono con un’opposizione tenace ad una specifica richiesta del genitore.

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genitori e figli

Autorealizzazione e Indipendenza Economica dei Figli

Giovanni Minoli di Radio24 mi ha intervistato su questo tema lunedì 16/5/2016 all’interno della trasmissione Mix24. Di seguito il link al podcast per riascoltare la puntata e le relative notifiche twitter:


http://www.radio24.ilsole24ore.com/programma/mix24/trasmissione-maggio-2016-100246-gSLAMDgaeB

 

#Facilitare i #figli nell’identificazione del #talento ma anche nell’esame della realtà, nella ricerca di un lavoro che vada incontro alle loro esigenze in termini di #autorealizzazione / #indipendenza economica, rappresenta una sfida molto importante per le #famiglie di oggi. 

Credo innanzitutto nella possibilità che i genitori hanno di creare fin dai primi momenti di vita assieme ai propri figli un #climafacilitante (del quale ho già scritto in un precedente articolo), all’interno del quale le diversità trovano maggiori possibilità di essere riconosciute , accettate , valorizzate e di conseguenza anche le diverse esigenze dei componenti della famiglia possono essere identificate, ascoltate.

Aumentano le possibilità di prendere delle decisioni, risolvere problemi e conflitti attivando le risorse creative della famiglia per ricercare una soluzione che incontri di volta in volta le esigenze di tutti.

Nel caso della ricerca di un lavoro / dell’indipendenza di un figlio dalla famiglia di origine, questo tipo di clima relazionale può aiutare nell’identificazione di una soluzione efficace che comprenda tempi e modalità di attuazione concordate.

Al contrario, la presenza di un clima relazionale ostacolante, rischia di creare nel medio/lungo termine quelle distanze e incomprensioni che tendono a far persistere problemi e lasciare i conflitti irrisolti, minacciando l’integrità della famiglia. Le esigenze dei diversi componenti della famiglia non trovano modo di essere condivise, non vengono identificate, né ascoltate.

Si rischia l’escalation del conflitto e la rottura delle relazioni.

Un esempio di escalation del conflitto che diventa difficile da gestire riguarda proprio una separazione di un figlio dal nucleo familiare che viene agita in tempi e modi non adeguati alle esigenze di una o più delle persone coinvolte: qualcuno rischia di uscire da questa situazione come perdente, nei casi più difficili tutti i componenti della famiglia rischiano di uscirne perdenti quando c’é una rottura della relazione con i figli.

A volte alcuni genitori ad esempio perdono la fiducia nella possibilità che il proprio figlio riesca a costruire una propria indipendenza dalla famiglia di origine e rischiano di agire dei comportamenti o soluzioni estreme poco efficaci nel facilitare questo processo di cambiamento. 
 

Ad orientare il conflitto verso un’escalation contribuisce molto infatti lo stile di gestione del la diversità / del conflitto dei genitori:
 

uno stile #permissivo / #passivo, che tende ad assecondare un comportamento o una scelta di un figlio che uno o entrambi i genitori non ritengono accettabile, ad es.: quella di rimanere a vivere in casa oltre ad una certa età, cambiare facoltà universitaria, prolungare un periodo di studi all’estero, non contribuire economicamente al bilancio familiare, ecc…


o al contrario uno stile #autoritario / #aggressivo, ad es.: denunciare un figlio alle autorità, imporre delle norme di convivenza rigide  altro tipo di limitazioni , togliere la patente ecc..

Entrambi gli stili portano nel lungo termine all’identificazione di soluzioni limite non condivise che generano emozioni negative forti, che spesso vengono ignorate, non contattate, non gestite e direttamente agite senza che vi sia la possibilità di incontrare le altre persone della famiglia coinvolte nella ricerca di una soluzione condivisa.

Qual’é il momento ‘giusto’ perché un figlio se ne vada da casa?

Non esiste a mio avviso il momento ‘giusto’ per un figlio per andare via dalla casa nella quale é cresciuto, ma va ricercata con attenzione, ascolto e reciproca comprensione una dimensione di dialogo all’interno della famiglia che faciliti l’identificazione di una soluzione che vada incontro alle esigenze di tutti.

Un momento particolarmente prezioso che riveste un’importanza fondamentale é quello della verifica: possiamo riconoscere a noi stessi e ai nostri figli la possibilità di verificare che la soluzione scelta incontri le esigenze di tutti?

ogni giorno può essere un buon momento per decidere di cambiare direzione..


se come genitore ti senti incuriosito, interessato a questi temi e desideri esplorarli maggiormente con la facilitazione di un esperto e attraverso il confronto attivo con altri genitori questo percorso può fare al caso tuo!


Genitori Facilitanti – parent training: percorso formativo per Genitori